ALICE GUARDA A TERRA
Alice cammina e guarda in giù: sulle strade e sui marciapiedi, sulla spiaggia e sotto il mare, tra l’erba e tra le foglie. È lì che si nascondono i tesori per chi li sa guardare.
Un nastro per capelli, un po’ impolverato, un cane di pezza, bianco e nero, il peluche di un delfino, una paletta arancione e un pettine marrone.
E poi un aeroplanino di plastica verde, caduto da un ovetto di cioccolata, un bottone che sembra un diamante, e il ciuccio di un bebè.
Nel tesoro di Alice ci sono anche figurine, quaderni un po’ bagnati, e tante, tantissime carte da gioco, quasi un mazzo intero, con troppi re di cuori e nemmeno un asso di picche.
Il suo forziere è una vecchia cappelliera foderata di raso giallo oro.
Alice cammina. e guarda in giù , e vede qualcosa che luccica tra i fiori stropicciati di un’aiuola: una fede nuziale, “Isabelle 2001”. Troppo larga per Alice, per il dito della mamma, e persino per quello della nonna, che è un po’ grassottella.
Forse era l’anello della donna cannone che ha sposato l’uomo forzuto?
Alice guarda in giù anche al mare. Un bagliore nell’acqua trasparente, le mani si tuffano e pescano un anello d’oro con un brillantino a forma di cuore.
Che l’abbia gettato una fidanzata tradita? Ma forse è solo scivolato a una ragazza dimagrita.
Ehi, signor Carlo, dove vai?… Non vedi proprio lì, ai tuoi piedi, una moneta?
Ma il signor Carlo ha un modo tutto suo di camminare: quasi avesse paura di guardare avanti, tiene la testa un po’ girata, così senza un motivo, e nemmeno se ne accorge. Cammina a passo svelto, regolare, che pare quello di un soldato. Vicino alla fermata dell’autobus, quella accanto al chiosco dei fiori, un po’ rallenta. Sotto la pensilina rivede quella ragazza di vent’anni prima: per lui era la più bella ma “Come ti chiami?” non glielo ha chiesto mai. Ricorda il giorno in cui il cuore gli si è acceso: “Buongiorno signorina!”. “Che bel sole oggi!”. “Fa freschino, forse pioverà”. “Domani c’è lo sciopero, come farà?”.
Tutto qua.
Il tempo, i saluti: ma il cuore era un tumulto, un pieno d’emozioni che le parole non potevano dire. Maledetta timidezza. Fu così che poi si fece crescere la barba, per nascondere il rossore. La signorina l’aveva guardato in un modo speciale, una luce negli occhi. E subito riabbassandoli gli aveva sussurrato: “Oh, sta bene così sa?!”.
Da allora non l’ha più vista.
La barba non se l’è più tagliata. Solo questo gli è rimasto di lei, oltre al ricordo.
“Attento a dove va!”. Che voce gracchiante, una vecchia cornacchia infastidita la signora Guglielmetti, fasciata nel cappotto fatto su misura stringe tra le mani una comica borsetta e volta la testa a scatti, di qua e di là, che a vederla bene sembra proprio una gallina.
“Chi sporca così i muri? Chi non pulisce le strade? E il panettiere, sempre più caro! Quella commessa, com’è sgarbata! E i bambini, che chiasso fanno, e quel giovanotto, com’è vestito, son certa, non è neanche pulito…”.
Ovunque legge negli sguardi qualcosa di sospetto, a destra e a sinistra gira il capo, con fare circospetto. Quella vecchia dietro di lei all’uscita della metropolitana, “com’è strana!”. Sarà quel che sembra o forse una zingara, una megera… E quel ragazzino mascherato, che sia un bandito, o solo un gran maleducato?
A quel che succede intorno, invece, Caterina non ci bada. Lei che tiene il naso sempre un po’ all’insù, con gli occhi piantati nel cielo, che sia pieno di nuvole o invece tutto blu.
Come quella penna lieve, forse di gabbiano o forse di piccione, che scende lentamente e poi risale perché un soffio di vento la raccoglie e la fa volare.
Nel cielo di Caterina ci sono stormi di uccelli che disegnano in aria geometrie curiose, e grandi nuvole che disegnano cavalli e montagne, barche a vela, biscotti con il buco, e pupazzi di neve. E quanti palloncini hanno preso il volo sfuggiti di mano. Caterina li agguanta con gli occhi e non li segue fino a quando da puntini sono diventati due puntini e poi non si vedono più. Ha visto anche un dirigibile; portava scritto sopra la città, “Viva la pace, viva la libertà”.
Caterina ha una collezione di arcobaleni, scie di aeroplani, di uccelli solitari e passeri infreddoliti: ha visto anche un pappagallo di tutti i colori scappato chissà come dalla gabbia, e fulmini, lampi, gocce di pioggia che si allargano sui suoi occhiali, fiocchi di neve sottil come polvere di zucchero o larghi come petali di fiori, e raggi di sole piantati a terra come spade nella roccia.
“Ohi, ohi!”. Ecco quello che accade a stare con la testa per aria… Ma ormai ci è abituata Caterina. C’è sempre qualcuno in città che non si può fermare, come questo signore dall’abito blu, super abbronzato e lucidato, tutto preso nei suoi affari, che va di fretta, e stringe tra le mani una valigetta. Corre, avanti, vietato voltarsi…
“Ops mi scu…” ma già è lontano, e la fine delle scuse si perde nell’aria.
Presto che è tardi, avanti, AVANTI…
Il bernoccolo è dimenticato, lassù IN ALTO, un elicottero giallo è passato
“DI QUA cacche di cani, che sudicioni, e in quell’angolo DI LÀ, addirittura due barboni…”
Che c’è PER TERRA? Toh, una bambolina!
Chi mi corre DIETRO? Oh, è una bambina…
Nella piazza in fondo alla via, tante persone… Che strano! Un incidente? Un venditore ambulante? Un vip della televisione? Un mostro peloso? Un marziano? Un fulmine a ciel sereno?
La corsa dell’uomo d’affari rischia di rallentare, il signor Carlo avanti deve guardare. Alice alza lo sguardo e Caterina lo abbassa. E la signora Guglielmetti resisterà, circondata da tanta inciviltà? E tu che leggi, prova indovinare, ma…. non sbirciare!
Che magia è mai questa? Un circo in una piazza! Che bravo il giocoliere! C’è anche un clown, anzi, se guardi bene quelli con il naso rosso sono tre. C’è chi cammina su un filo, chi mangia le spade, chi sputa il fuoco. E un prestigiatore che perde le carte dalla manica della giacca.
Quando il circo se ne andrà forse il signor Carlo troverà la monetina e la signora Guglielmetti alzerà gli occhi per raccogliere al volo la piuma. Caterina e il signore che va di fretta incroceranno i loro occhi e non si lasceranno più.
E così Alice raccoglie le tracce di questo mondo, un nasone rosso, un nastro strappato, un amo da pesca, una lima per le unghie e una fibbia a forma di lucertola. E un ditale di latta. Che con tutto il resto fa del suo tesoro un mucchietto unico e di gran valore. Un’autentica, comune rarità.
Fulvia Degl'Innocenti
antonietta manca
francesca carabelli
francesca chessa
Luca Matricardi
Marilina Ricciardi
Sara Benecino
silvia baroncelli
Sonia Marialuce Possentini