“Meglio un libro!”: l’intervista

27 Mar

“Il Segnalibro Book Counselling Service” è il trimestrale sia cartaceo che online dell’omonima associazione, il cui sito è www.megliounlibro.it . Promuove i libri e la lettura, individuando i titoli che, a parere della redazione, formata da lettori e recensori volontari, rappresentano delle autentiche “perle”. La direttrice, Laura Prinetti, mi ha intervistato.

In un mondo come l’attuale, che significato può avere la lettura?Oggi c’è un’accelerazione in tutto. La comunicazione ci sta saturando
tanto che noi trascorriamo il nostro tempo a rincorrere le informazioni. E
ci sembra di essere sempre in ritardo…
Leggere, per me, è fermarsi. Un libro è una modalità lenta. È narrazione,
e resta tale anche con i nuovi mezzi come ebook, ipad, web. Per leggere
devo fermarmi, spegnere tutto, anche tv e pc, ed è difficile. È sempre più
difficile tagliare e fare quadrato intorno al libro. In un testo ho scritto
che “un libro… è come un’isola su cui tirare il fiato”.
Una produzione vasta come la tua presuppone anche molte letture che
ti hanno appassionata. Che rapporto c’è, per te, tra lettura e scrittura?
Gli scrittori devono un gran tributo, quasi un rendere omaggio, ai libri
che li hanno nutriti; io ci tengo a farlo, e poi è come un’esigenza: trovare
una mappa mentale e giocarci intorno, ad esempio parodiando una
fiaba. In questo modo si viene anche a cre a re una complicità fra tre
generazioni: prendo un personaggio noto (noto anche alla nonna che
leggerà al bambino) e inizia il gioco della storia. Si crea allora un terreno
comune: così sono nati La cicala suona il rock, tratto da “La cicala e la formica”,
Il ranocchio principe e Il gongolone bianco. Mi piace il gioco del
ribaltamento. E poi mi piace citare i testi che ho letto e mi sono rimasti
dentro: un romanzo come La ragazza dell’Est inizia con lei che sta leggendo
un libro e nel finale si rivela che è “Grandi speranze”, di Dickens.
Che cosa serve per scrivere una storia?Due ingredienti principalmente: la tecnica (che è, sì, capacità di scrittura
ma anche di dare un ritmo e un’armonia alla storia, come una partitura
musicale) e poi un’anima. La storia deve nascere da un sentire, da una
domanda genuina. Il nucleo centrale è un’emozione intorno a cui poi
ruota tutto: così il libro resterà dentro, raggiungerà il lettore. E con il passare
del tempo tornerà anche a galla nella sua memoria.
La tua scrittura è molto figurativa, non te l’hanno mai detto?Io scrivo le cose come le vedo. Per questo mi dicono che ho una scrittura
visiva. Mi cimento in cose nuove, leggo. E poi scrivo. Così posso crescere
nell’acquisizione della tecnica.
Come ho detto, i libri che io amo scrivere nascono da un’emozione, dal
lasciare un pezzo di me, e allora sono orgogliosa di aver scritto.
Quando un libro è letteratura – una perla diciamo noi – tu come te ne
accorgi?
Riconosco la grandezza, la misura. Sento che va oltre, che c’è dell’altro in
quello scrittore. E di quel libro penso: l’avrei voluto saper scrivere io…
Non amo invece indulgere troppo in filoni che pur avendo successo non
aiutano a fare dei bambini dei lettori, anche nel futuro, al di là delle
mode. Certo, il libro è anche un prodotto del mercato, ma in quanto tale
rischia l’omologazione. Io amo volta per volta cercare la casa editrice che
possa capire al meglio la mia opera.
Dai tuoi frequenti incontri con i ragazzi nelle scuole ricordi qualche
intervento “speciale”?
Una ragazzina di recente mi diceva: “Quando vedo un film poi non riesco
ad immaginarlo diversamente da quello che ho visto, mentre quando
leggo un libro dopo posso immaginare tutto come voglio io”. Ecco, negli
incontri con i ragazzi cerco di trasmettere loro che il libro dà uno spazio
di libertà, mentre con il film entri come in un recinto. E con il videogioco?
C’è la libertà dei criceti nella ruota. Poi, mi viene in mente, i ragazzini
mi chiedono sempre perché certi miei libri non hanno un lieto fine, loro
lo vorrebbero. Io credo che la letteratura debba rispecchiare la vita, che
non sempre è a lieto fine.
Quindi… meglio un libro?Lo state dicendo voi…

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