Un giorno tra i bambini e i ragazzi delle zone terremotate

3 Ago


Martedì 31 luglio, all’interno del bellissimo progetto Il cantiere della fantasia, che ha portato decine di scrittori, animatori e illustratori nei centri estivi delle zone colpite dal recente terremoto, ho trascorso una giornata con i bambini e i ragazzi di San Felice sul Panaro e San Biagio.
San Felice è una cittadina di 10.000 abitanti ancora pesantemente condizionata dagli effetti del terremoto. Non ci sono più chiese (tutte e tre crollate), il castello degli Estensi, simbolo della città è sventrato, il centro storico fantasma, i negozi, le poste , le banche riaperte in container o casette prefabbricate (come il gelataio, che stava proprio nella piazza centrale e ora serve i gelati in un baracchino di legno nel giardino di casa sua).
Alcune tendopoli sono state smantellate, altre rimangono, e ingombrano i parchi e il campo da calcio. Nei giardini delle case tende e roulotte, così come sono in tenda i centri estivi che non chiudono mai, anche perché a settembre le scuole non riapriranno, forse a ottobre, poiché le nuove scuole (container o strutture prefabbricate) ancora non sono state costruite. Gli eroi locali sono i vigili del fuoco, in particolare quelli di Trento, che ancora stazionano nel paese.
Fa un caldo infernale nella bassa modenese, ma i ragazzi e i bambini non sembrano curarsene. Nel centro di San Biagio i bambini dell’asilo nido sono tantissimi. Piccoli, piccolissimi, alcuni in passeggino, una trentina di bimbi che si sono fatti coccolare e trasformare in pizze, con cui abbiamo fatto “vola vola” e colorato coccinelle. mentre a un gruppetto di bambini della scuola materna ho letto la storia del Ranocchio principe e del draghetto di Una stella tutta per me. Al pomeriggio sono arrivata alla grande campo di San Felice sul Panaro. Qui, in particolare, ho incontrato i ragazzi delle medie, una ventina, che tra le varie attività realizzano “Il giornalino del campo”. Abbiamo fatto una speciale riunione di redazione, con qualche rudimento di giornalismo, timone del Giornalino alla mano, e tante copie del Giornalino da mostrare loro: l’importanza della titolazione, i box, le foto, le lettere, le rubriche, come realizzare una piccola inchiesta . Dal brain storming sono emersi tutti i cambiamenti che sentono intorno a loro: com’era San Felice, come è oggi, come diventerà. Potrebbe nascerne un’inchiesta: sono stati distribuiti i compiti, chi farà le foto, chi intervisterà i vigili del fuoco… C’è anche una segretaria improvvisata che scrive tutto quello che emerge dalla discussione. Sono ragazzi interessati, che leggono molto, curiosi, attenti. Alla fine, dopo essermi fatta promettere che mi invieranno la copia del loro nuovo “giornalino del campo”, ho distribuito a ciascuno di loro una copia diversa del “mio” Giornalino. Invece di tornare alle loro attività o andare a fare la merenda si radunano all’ombra, in circolo, leggendo e confrontandosi le varie copie. Un’immagine che mi regala davvero una bella sensazione, prima di avviarmi alla piccola stazione e tornare a Milano.

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