Un’intervista in cui parlo di coccole, di amore e del mestiere di scrivere per bambini

17 Apr

Dal sito www.lecittadelledonne.it 

www.lecittàdelledonne.it incontra una ‘cantastorie’ come amano definirla in rete. In realtà, la pedagogista Fulvia Degl’Innocenti è questo e molto di più: giornalista, mamma, esperta del mondo dei bambini e dei loro sentimenti, da sempre il più delicato e variegato dei mondi umani. Scopriamo con lei questa sua bellissima passione e un suo esperimento molto particolare: racchiudere in un libricino i tanti tipi di coccole che adulti e bambini si scambiano quotidianamente.

Fulvia, vorrebbe spendere qualche parola sul suo blog, colorato e pieno di notizie?

Il mio blog vuole essere una sorta di diario virtuale per lasciare dietro di me una scia costellata da libri,  incontri, manifestazioni, premi, traduzioni: insomma tutta la costellazione di eventi che caratterizzano la vita di uno scrittore. Con qualche spunto di riflessione qua e là, ma non troppi, perché a mio parere c’è un eccesso di speculazione in questo mondo  di social network e condivisione costante di pensieri e opinioni e , da buona giornalista, preferisco attenermi ai fatti. I colori sono invece tutto merito degli illustratori con cui collaboro, sono le pulci di plastilina innamorate di pelosi cagnoloni, i sogni impossibili di bambini che vorrebbero trovarsi “nei panni di una lontra”,  le tante teen agers impegnate nella fatica di crescere. 

Nel suo libro ‘Tante coccole’, edito da Piemme e con illustrazioni di Laura Rigo, lei passa al vaglio con filastrocche e parole tenere vari tipi di coccole. C’è, ad esempio, la coccola del ‘buongiorno’, la coccola ‘ghiroghiroghiro’ e quella ‘ a morsettini’. Come nasce questa idea?

Nasce dalla mia esperienza di mamma e prima ancora di zia e prima ancora di semplice donna incantata dal mondo dei bambini. Ho sempre prediletto il contatto fisico come canale di comunicazione, fatto di carezze e solletichi, ma anche di sorrisi e fiabe per incantare i cuori e gli occhi. 

Le varie coccole, tutte con un nome di pura fantasia, sono anche ‘suddivise per categorie’ : le coccole che fanno i papà, quelle che fanno i nonni, quelle che spettano alle nonne e, ovviamente, le coccole  d’onore che spettano alle mamme. Secondo lei le coccole possono sostituire la comunicazione verbale, in alcuni casi?

Volevo rappresentare in modo globale il mondo di affetti e scambio che ruota intorno ai bambini e non cadere nel luogo comune che solo la mamma sia depositaria delle coccole. E mi sono ispirata, come spesso accade nelle mie storie, alla mia esperienza, rompendo un po’ gli schemi: i nonni, per esempio, condividono giochi e trasmettono saperi e allora perché non immaginare un nonno che impasta un nipotino fingendo che sia una pizza? Quando animo il libro con i bambini è la coccola che amano i più All’inizio solo i più coraggiosi accettano l’invito a diventare una pizza mentre gli altri intimiditi osservano la Magia poi, dopo, è tutto un “io io io”. Vogliono tutti essere impastati, conditi, infornati e poi … mangiati! Le coccole possono sostituire la comunicazione verbale, avvicinare, trasmettere una vasta gamma di emozioni senza forzature, naturalmente, e sempre nel rispetto della sensibilità del bambino.

Fulvia, qual è la coccola che le piace ricevere di più?

Devo dire che la mia coccola preferita in questo momento è farmi leccare le mani e zompettare sulle gambe dalla mia cagnolina, una barboncina bianca di nome Sofia.

Come mamma, invece, quali coccole preferisce fare?

Fare i massaggi con l’olio profumato alla lavanda sulle spalle, sulla pancia, sulle gambe e poi picchiettare i piedi con i pugnetti. Ed è anche la coccola più gradita dai miei figli, soprattutto dal più piccolo, che ha nove anni, e che è un bambino molto cinestesico. Ma adoro anche i bacini che affondano sulle guance morbide.

I bimbi amano essere coccolati perché in una coccola c’è tutto : l’amore, l’attenzione, il renderli speciali su tutto. E gli adulti? Amano le coccole?

Certo, questa parola secondo me racchiude il bisogno di ogni essere umano, a qualsiasi età, di essere accolto, compreso e amato. Non è facile. Ed ecco che allora è importante anche sapersi coccolare, riconoscere un bisogno,  ascoltarsi, e intimamente abbracciarsi, anche se poi questo abbraccio corrisponde a un momento di meditazione, a una passeggiata in un prato libera dai pensieri, e a un massaggio vero e proprio.  Nel concetto di coccola ci vedo la gratuità, cioè un gesto che non vuole ottenere e chiedere nulla, che è fine a sé stesso e che racchiude l’essenza della vita che è un “ qui e ora”, assoluto.

Lei ha scritto tantissimi libri per ragazzi e per tante case editrici diverse. Ha anche una solida esperienza come giornalista sia per ragazzi che per adulti e un passato come insegnante. Quale dimensione crede che la rappresenti di più?

La curiosità per gli esseri umani che c’è dietro a ogni articolo e a ogni storia. La voglia di indagare, di scoprire e inventare nuovi mondi. Per me è ogni volta una magia, un innamoramento, che poi si riveste di parole. In questo periodo sto vivendo una nuova dimensione nella mia professione di giornalista nella redazione del mensile BenEssere, e malgrado siano 25 anni che faccio questo mestiere, l’entusiasmo è sempre molto alto. Parallelamente non posso impedire alla mia immaginazione di inventare nuove storie per bambini e  ragazzi. Quindi, non fatemi scegliere!

Nel suo blog racconta la delusione di alcuni incontri in libreria dove, malgrado l’impegno profuso e l’interesse altissimo suscitato tra i numerosi bambini presenti,  i genitori spesso danno tutto per scontato e non danno valore all’esperienza. Perché accade, secondo lei?

Faccio incontri nelle librerie da molti anni, e mi sto accorgendo, soprattutto nelle grandi città e nelle grandi catene, che si ha l’idea che gli autori che intervengano siano lì a svolgere un lavoro remunerato, insomma, che sia il loro mestiere, una sorta di baby sitting di qualità del tutto gratuito. In effetti si tratta di puro volontariato culturale, perché né le librerie né gli editori pagano autori e illustratori per i laboratori per  incontri che dovrebbero, sulla carta, essere finalizzati alla promozione del libro. Il libro invece rimane sugli scaffali, e l’autore chiude la sua performance  raccogliendo gli avanzi dei materiali che ha portato a sue spese, con la sensazione crescente che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in questa non cultura. E, prendendo in prestito l’immagine di una campagna di sensibilizzazione sulle professioni artistiche  culturali, faccio questa domanda retorica: se un idraulico usa mezz’ora del suo tempo per ripararvi un tubo non vi verrebbe mai in mente di non pagarlo. Perché il tempo di uno scrittore o di un illustratore non hanno lo stesso valore? Analogamente, quando nella conversazione si dice: “io faccio lo scrittore per bambini…” La risposta più frequente o è:  “Che bello, mi regala un suo libro?”.

Vuole svelarci un altro suo bellissimo progetto che bolle in pentola?

Siamo partiti dalle coccole e allora rimaniamo in temi di sentimenti. Sono appena usciti due miei libri per bambini che hanno l’amore come protagonista: il divertente racconto “La pulce innamorata”, Zelig edizioni, e “Ma l’amore che cos’è?” (Il Gioco di leggere), una bambina che chiede a tutti quelli che conosce, la maestra e il papà, la baby sitter e persino il pesciolino rosso, che cos’è l’amore per lui. Fino ad arrivare, al termine della sua personale indagine, a dare la sua risposta. 

di Eleonora Pozzuoli

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Una Risposta to “Un’intervista in cui parlo di coccole, di amore e del mestiere di scrivere per bambini”

  1. Renato Gentile aprile 17, 2014 a 8:18 am #

    Molto ma molto bello, tanto è interessante; da essere definito bello.
    Congratulazioni
    Renato
    PS io coi miei figli ho coltivato un repertorio di coccole verbali per
    le sere in cui serviva una favola per allontanare paure e tristezze.

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