Recensione di “La fine del cerchio” di Beatrice Masini

21 Mar

finecerchio
Il mondo dopo il mondo: potrebbe intitolarsi così questa trilogia di romanzi brevi di Beatrice Masini che si è inaugurata nel 2010 con Bambini nel bosco (unico libro per ragazzi ad essere inserito nei dodici finalisti del Premio Strega), proseguita con Solo con un cane e conclusosi con La fine del cerchio (tutti e tre editi da Fanucci).
I tre libri, in realtà, non raccontano la stessa storia, ma identica è l’ambientazione: un pianeta Terra diverso da come lo conosciamo, distrutto da una imprecisata catastrofe e tutto da reinventare. A partire dai bambini. Bambini spogliati dei condizionamenti sociali e culturali, bambini primitivi, senza memoria, e che zoppicando imparano di nuovo a confrontarsi con emozioni, sentimenti, speranze e progetti.

Beatrice Masini è una delle scrittrice più raffinate e versatili del panorama italiano. Editor , traduttrice (frutto del suo lavoro quasi tutti i volumi di Harry Potter), e autrice di serie per bambine come di romanzi toccanti, di rivisitazioni di fiabe e di racconti , ma anche di un superbo romanzo per adulti, Tentavi di botanica degli affetti (Rizzoli), finalista al Premio Campiello 2013.
La sua è una scrittura raffinata, dove ogni frase, quasi ogni parola, sono pesate, bilanciate, mai scontate. Una prosa semplice ma densa, che ci lascia immergere nelle atmosfere evocate con struggente malinconia, senza calcare i toni, senza cercare scorciatoie per facili effetti. Con l’uso di metafore insolite ed efficaci, come troviamo qui, a partire dall’incipit: “A svegliarlo fu il tintinnio degli alberi scossi: un rumore metallico di cavi strofinati, ma sulla stessa tonalità, quasi una musica”.
Per gustare appieno la musicalità di questa prosa occorre ritornare sulle frasi, rileggerle al di là della storia che raccontano, proprio per le sensazioni che evocano.

Ma veniamo , appunto, alla storia. L’umanità a causa di un virus ha dovuto lasciare il pianeta Terra per un altro imprecisato mondo. I nuovi nati (forse gli stessi bambini del bosco?), non hanno ricordi di quella che è stata la vita quaggiù: non hanno mai visto una bicicletta, abiti eleganti, animali, non hanno mai gustato cibi saporiti o sentito il rumore del gesso su una lavagna.
Bambini senza memoria che a gruppi di tre, quattro, massimo cinque, maschi e femmine, guidati da un adulto, vengono trasportati con un’astronave in diversi angoli della Terra, osservati dall’alto dagli adulti che il Pianeta lo ricordano vivo, ma che non hanno più la forza o il coraggio di ripopolarlo.
Il libro segue le vicende di tre gruppi: uno che si trova in un’imprecisata località costiera, un’altro nella foresta africana, e un altro ancora in una villa settecentesca, probabilmente in Veneto.
Seguiamo le loro scoperte , e ritroviamo lo stupore per un bagno salato, per il gusto di una zuppa di verdura o di una banana: “Non litigavano mai, Era come se fossero fatti dello stesso impasto di allegria e indifferenza alle cose, che li rendeva impermeabili e infrangibili, forti. Potevano anche essere piccoli, ma erano speciali”.
Gli adulti che sono con loro, denominati Vecchi, quando vedono che i ragazzini hanno imparato l’arte della sopravvivenza si allontanano e si lasciano morire. Sarà un mondo diverso quello che costruiranno? Se lo chiedono i deus ex machina che li osservano dall’alto, prima di ritrarsi anch’essi: «Il mondo è tutto loro, lasciamoglielo».

Un romanzo che si inserisce nel fecondo filone della distopia, mondi futuri con regole tutte nuove, e con la salvezza affidata a giovani speciali, “eletti”, che faranno meglio di coloro che li hanno messi, con le loro scelte, in situazioni così estreme.
Ma la distopia della Masini sembra solo il pretesto per parlare di bambini, per entrare nei loro cuori, depurati da tutto ciò che la civiltà ha stratificato intorno ad essi. Una scusa per osservarli, e raccontarli per quello che sono: individui meravigliosi attraverso i quali riscoprire il gusto di vivere.

(età consigliata: da 11 anni)
da libri e marmellata

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