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Un’intervista dove parlo della scrittura e dello scrivere

17 Mar

Sara Magnoli mi ha intervistata per il sito “Gli amanti dei libri”http:// www.gliamantideilibri.it

A tu per tu con… Fulvia Degl’Innocenti

Giornalista nella redazione del mitico Giornalino e autrice di libri per bambini e ragazzi, Fulvia Degl’Innocenti è un vulcano di scrittura e di idee. Dagli albi illustrati ai romanzi, dai libri di divulgazione (anche sulle bolle di sapone e sul teatro di strada, tanto per dare un’idea della sua versatilità creativa) a manuali per teenagers, fino a tematiche religiose e sociali, ha visto alcune sue storie tradotte anche all’estero. Il suo “La ragazza dell’Est” ha ottenuto il Premio Arpino, il Premio Bitritto Critici in erba, il Premio Città di Biella e il Bancarellino 2011; “Sopravvissuta” è arrivato secondo al Bancarellino dell’anno successivo e finalista al Premio Il castello-Nascimbeni e al Bitritto. Dal 2004 dirige la collana di narrativa “Il parco delle storie” delle Edizioni Paoline e il suo nuovo “La libraia” è un inno alla meraviglia dei libri e della lettura.

La libraia, Edizioni San Paolo, 2014

La libraia, Edizioni San Paolo, 2014

Giornalista e scrittrice: come il modo di scrivere cambia e come quello di una professionalità influenza o meno quello dell’altra, nel suo caso?

Si tratta di due modi diversi sia di vedere la realtà che di rappresentarla con le parole. Un linguaggio più asciutto, essenziale, e uno sguardo più distaccato nel caso della scrittura giornalistica, e un maggiore coinvolgimento emotivo e una costante affabulazione nella scrittura narrativa. Ma in me queste due scritture spesso di intersecano. Sia perché i target di riferimento sono gli stessi (bambini e ragazzi), sia perché mi è capitato spesso di sviluppare in una racconto o un romanzo tematiche di cui prima mi sono occupata per un articolo.

Lei Scrive e ha scritto molti libri anche per bambini piccoli: che cosa pensa della lettura ad alta voce? Quando e perché ha un senso?

La lettura ad alta voce è una magia che ha un senso per tutta la vita. Se nei primissimi anni è un prolungamento di un abbraccio, una portatrice di emozioni e stimoli intellettivi, continua ad avere un ruolo fondamentale anche quando i bambini acquisiscono la capacità di leggere da soli. Leggere ad alta voce significa condivisione, vicinanza, passione comune. E ogni volta che in un incontro, anche con adulti, mi capita di aprire un libro e leggere un brano, ogni tipo di uditorio si azzittisce e viene con me. Anche solo per pochi minuti, nello spicchio di mondo narrato dalle parole che leggo.

Ha trattato, in testi come quello inserito nell’antologia a più voci “Chiamarlo amore non si può”, o nel suo romanzo “La ragazza dell’est”, temi scomodi, come la violenza di genere: qual è per lei l’atteggiamento giusto per uno scrittore che si rivolge soprattutto ai ragazzi per affrontare con loro questo tipo di problematiche?

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Credo che la letteratura più della cronaca possa aiutare a confrontarsi con una situazione con la giusta dose di identificazione e di distacco. Entriamo in una vicenda, proviamo gli stessi sentimenti, dei protagonisti, ma in un certo senso manteniamo una sguardo esterno. Ecco che allora anche la violenza, il dolla libraiaore, possono essere avvicinati e compresi. Il calore di una storia si avvinghia al cuore del lettore, e rimane con lui per sempre, come una piccola luce per guardare meglio sia la realtà che dentro si sé. E questo senza bisogno di ricorrere a toni crudi ed espliciti, a cui anche i ragazzi più giovani sono quasi assuefatti dal linguaggio dei media.

Ma perché ha scelto una, anzi, due professioni, che hanno a che fare con la scrittura e la lettura?

È una scelta antica, che risale alle prime esperienza nei banchi di scuola con una penna e un foglio bianco davanti. Il gusto per evocare o rievocare una storia, e darle una forma attraverso le parole. Questo è quello che ho sempre voluto fare e che continuo a fare con un piacere immutato. Ogni volta che devo sviscerare un tema per una articolo o che visualizzo una nuova storia, o un progetto editoriale, è come se mi innamorassi. Certo, poi la scrittura è anche fatica, autodisciplina, riscrittura. Ma l’amore è sempre quello.

[CP - 68]  GIORNALINO/PUBBLICITA/PAGINE ... 10 - 08/03/1

Come riesce a conciliare queste due professioni, oltre alla sua “attività” di mamma, in termini di tempo?

Solo questa grande passione unita alla tenacia con cui affronto le varie faccende della vita mi ha permesso di mantenere questi due binari paralleli, anche quando magari le situazioni familiari non sono state semplici. Ma un momento tutto mio per dedicarmi alla scrittura l’ho sempre trovato. Magari rinunciando a piccoli piaceri immediati in nome di un piacere per me grande e insostituibile che è dire a me stessa: sono una scrittrice. Una frase che, quando la pronuncio, mi stupisce ancora, dopo quasi 60 titoli pubblicati. Perché i sogni dei bambini, e questo per me lo era, continuano a essere rivestiti di luce per tutta la vita.

Che consiglio può dare a chi, giovane o meno giovane, vuole avvicinarsi alla scrittura in modo serio?

Credo che l’aggettivo “serio” sia fondamentale. In esso ci leggo in trasparenza la facilità di scrittura, il confronto con modelli letterari diversificati (ovvero leggere, tanto, grandi autori ma anche letteratura di genere) , l’umiltà di chi cerca un riscontro oggettivo (facciamo leggere ciò che scriviamo), coltivare un’idea forte e saperla sviluppare, non avere la pretesa che la nostra vita sia necessariamente interessante per gli altri (troppi aspiranti scrittori di autobiografie). E poi conoscere bene il mercato editoriale, ed essere assidui frequentatori di librerie e biblioteche.

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Un’intervista per parlare di “La libraia”, l’amore e Malala

27 Feb

Carmen Legnante, La titolare della Libreria al Sette, di Carugo (Como), mi ha rivolto alcune domande per la sua newletter. Con la segnalazione di tre miei libri, che trovate qui Le recensioni di Libreria al Sette

La libraia, Edizioni San Paolo, 2014

La libraia, Edizioni San Paolo, 2014

“La protagonista de La Libraia è una ragazza che trova la sua strada in modo molto naturale, senza forzature, anzi, ad un certo punto è la strada stessa ad andarle incontro. Spesso i ragazzi vengono forzati, anche nella lettura, perché si deve leggere. Ma sarebbe bello che fossero i libri a scegliere i ragazzi. Come si può facilitare questo incontro?”

L’idea del romanzo “La libraia” è quella che in ciascuno di noi c’è un talento che può venire alla luce solo in determinate circostanze. Prima di trovare la sua strada alla giovane protagonista gliene hanno imposte tante di strade, e ogni volta ha dato il peggio di sé. Fino a trovare una sorta di spazio vuoto, fatto di ascolto e di esempio silente. A volte un piccola forzatura può essere necessaria per innescare la miccia, cioè la passione per le storie e per quegli oggetti (libri cartacei o e-reader) che le contengono. Sicuramente un autore, quando incontra i ragazzi ben preparati da insegnanti a loro volta genuinamente appassionati alla lettura, può fare molto per motivarli alla scelta di un libro, non importa quale. Inoltre funziona invitare i ragazzi a esprimere il loro giudizio su una lettura fatta (e scelta da una lista il più variegata possibile che comprenda graphic novel, classici, romanzi distopici…) condividendola con i compagni, senza che essa sia materia di valutazione. L’amore per la lettura sa essere contagiosa, anche tra i teen agers.

Ma l'amore che cos'è, Il Gioco di leggere edizioni, 2014, illustrazioni di Francesca Carabelli

Ma l’amore che cos’è, Il Gioco di leggere edizioni, 2014, illustrazioni di Francesca Carabelli


“Nello splendido albo “Ma l’amore che cos’è?” si spiega questo sentimento ai bambini, con immagini semplici e di vita quotidiana. Ma l’amore che cos’è per i bambini e i ragazzi? C’è ancora la favola o sono diventati tutti più cinici fin da piccoli?”
L’amore non è una favola, è concretezza, è emozione, è prendersi cura. Ci può essere un atteggiamento di facciata in qualche bambino più grandicello, che sbuffa quando si parla di amore, ma basta grattare un po’ la superficie (anche quella degli adulti oserei dire), e vengono fuori tante cose. Ma l’amore che cos’è è una domanda che dovremmo farci sempre, per tuta la vita. Ma nella prima infanzia aiuta a educare i bambini all’affettività, a dare voce ai sentimenti, e a rispettare anche quelli degli altri.

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“Uscirà a breve “Io sono Adila. La storia di Malala raccontata ai bambini e alle bambine”. Qualcuno può pensare che sia una storia troppo difficile da raccontare ai più piccoli, ma credo che con le parole giuste tutte le storie possono essere raccontate, soprattutto quelle di grande valore come questa. Ci può anticipare come verrà raccontata questa storia?!

La storia di Malala, la ragazzina pakistana ferita gravemente dai talebani e insignita nel dicembre scorso del Premio nobel per la pace, è legata a uno dei diritti primari dei bambini e delle bambine: quello all’istruzione. Dare valore a ciò che si fa ogni giorno quando andiamo a scuola, alla materna, alla primaria, ci rende consapevoli e ci apre alla comprensione di un altro mondo, dove questo diritto deve ancora essere conquistato. La protagonista è una bambina pakistana ancora piccola che ama andare a scuola, ma la cui famiglia crede che per lei sia meglio stare a casa. Accadeva anche in Italia fino a qualche decennio fa; è accaduto a mia madre, classe 1944, che si è fermata alla Quinta elementare anche se era un’alunna brillante e volenterosa. La maestra di Adila, per convincere i suoi genitori, sceglie di raccontare loro la storia di Malala. A volte ci vogliono dei gesti eroici per aprire i cuori un po’ induriti.

Un’intervista in cui parlo di coccole, di amore e del mestiere di scrivere per bambini

17 Apr

Dal sito www.lecittadelledonne.it 

www.lecittàdelledonne.it incontra una ‘cantastorie’ come amano definirla in rete. In realtà, la pedagogista Fulvia Degl’Innocenti è questo e molto di più: giornalista, mamma, esperta del mondo dei bambini e dei loro sentimenti, da sempre il più delicato e variegato dei mondi umani. Scopriamo con lei questa sua bellissima passione e un suo esperimento molto particolare: racchiudere in un libricino i tanti tipi di coccole che adulti e bambini si scambiano quotidianamente.

Fulvia, vorrebbe spendere qualche parola sul suo blog, colorato e pieno di notizie?

Il mio blog vuole essere una sorta di diario virtuale per lasciare dietro di me una scia costellata da libri,  incontri, manifestazioni, premi, traduzioni: insomma tutta la costellazione di eventi che caratterizzano la vita di uno scrittore. Con qualche spunto di riflessione qua e là, ma non troppi, perché a mio parere c’è un eccesso di speculazione in questo mondo  di social network e condivisione costante di pensieri e opinioni e , da buona giornalista, preferisco attenermi ai fatti. I colori sono invece tutto merito degli illustratori con cui collaboro, sono le pulci di plastilina innamorate di pelosi cagnoloni, i sogni impossibili di bambini che vorrebbero trovarsi “nei panni di una lontra”,  le tante teen agers impegnate nella fatica di crescere. 

Nel suo libro ‘Tante coccole’, edito da Piemme e con illustrazioni di Laura Rigo, lei passa al vaglio con filastrocche e parole tenere vari tipi di coccole. C’è, ad esempio, la coccola del ‘buongiorno’, la coccola ‘ghiroghiroghiro’ e quella ‘ a morsettini’. Come nasce questa idea?

Nasce dalla mia esperienza di mamma e prima ancora di zia e prima ancora di semplice donna incantata dal mondo dei bambini. Ho sempre prediletto il contatto fisico come canale di comunicazione, fatto di carezze e solletichi, ma anche di sorrisi e fiabe per incantare i cuori e gli occhi. 

Le varie coccole, tutte con un nome di pura fantasia, sono anche ‘suddivise per categorie’ : le coccole che fanno i papà, quelle che fanno i nonni, quelle che spettano alle nonne e, ovviamente, le coccole  d’onore che spettano alle mamme. Secondo lei le coccole possono sostituire la comunicazione verbale, in alcuni casi?

Volevo rappresentare in modo globale il mondo di affetti e scambio che ruota intorno ai bambini e non cadere nel luogo comune che solo la mamma sia depositaria delle coccole. E mi sono ispirata, come spesso accade nelle mie storie, alla mia esperienza, rompendo un po’ gli schemi: i nonni, per esempio, condividono giochi e trasmettono saperi e allora perché non immaginare un nonno che impasta un nipotino fingendo che sia una pizza? Quando animo il libro con i bambini è la coccola che amano i più All’inizio solo i più coraggiosi accettano l’invito a diventare una pizza mentre gli altri intimiditi osservano la Magia poi, dopo, è tutto un “io io io”. Vogliono tutti essere impastati, conditi, infornati e poi … mangiati! Le coccole possono sostituire la comunicazione verbale, avvicinare, trasmettere una vasta gamma di emozioni senza forzature, naturalmente, e sempre nel rispetto della sensibilità del bambino.

Fulvia, qual è la coccola che le piace ricevere di più?

Devo dire che la mia coccola preferita in questo momento è farmi leccare le mani e zompettare sulle gambe dalla mia cagnolina, una barboncina bianca di nome Sofia.

Come mamma, invece, quali coccole preferisce fare?

Fare i massaggi con l’olio profumato alla lavanda sulle spalle, sulla pancia, sulle gambe e poi picchiettare i piedi con i pugnetti. Ed è anche la coccola più gradita dai miei figli, soprattutto dal più piccolo, che ha nove anni, e che è un bambino molto cinestesico. Ma adoro anche i bacini che affondano sulle guance morbide.

I bimbi amano essere coccolati perché in una coccola c’è tutto : l’amore, l’attenzione, il renderli speciali su tutto. E gli adulti? Amano le coccole?

Certo, questa parola secondo me racchiude il bisogno di ogni essere umano, a qualsiasi età, di essere accolto, compreso e amato. Non è facile. Ed ecco che allora è importante anche sapersi coccolare, riconoscere un bisogno,  ascoltarsi, e intimamente abbracciarsi, anche se poi questo abbraccio corrisponde a un momento di meditazione, a una passeggiata in un prato libera dai pensieri, e a un massaggio vero e proprio.  Nel concetto di coccola ci vedo la gratuità, cioè un gesto che non vuole ottenere e chiedere nulla, che è fine a sé stesso e che racchiude l’essenza della vita che è un “ qui e ora”, assoluto.

Lei ha scritto tantissimi libri per ragazzi e per tante case editrici diverse. Ha anche una solida esperienza come giornalista sia per ragazzi che per adulti e un passato come insegnante. Quale dimensione crede che la rappresenti di più?

La curiosità per gli esseri umani che c’è dietro a ogni articolo e a ogni storia. La voglia di indagare, di scoprire e inventare nuovi mondi. Per me è ogni volta una magia, un innamoramento, che poi si riveste di parole. In questo periodo sto vivendo una nuova dimensione nella mia professione di giornalista nella redazione del mensile BenEssere, e malgrado siano 25 anni che faccio questo mestiere, l’entusiasmo è sempre molto alto. Parallelamente non posso impedire alla mia immaginazione di inventare nuove storie per bambini e  ragazzi. Quindi, non fatemi scegliere!

Nel suo blog racconta la delusione di alcuni incontri in libreria dove, malgrado l’impegno profuso e l’interesse altissimo suscitato tra i numerosi bambini presenti,  i genitori spesso danno tutto per scontato e non danno valore all’esperienza. Perché accade, secondo lei?

Faccio incontri nelle librerie da molti anni, e mi sto accorgendo, soprattutto nelle grandi città e nelle grandi catene, che si ha l’idea che gli autori che intervengano siano lì a svolgere un lavoro remunerato, insomma, che sia il loro mestiere, una sorta di baby sitting di qualità del tutto gratuito. In effetti si tratta di puro volontariato culturale, perché né le librerie né gli editori pagano autori e illustratori per i laboratori per  incontri che dovrebbero, sulla carta, essere finalizzati alla promozione del libro. Il libro invece rimane sugli scaffali, e l’autore chiude la sua performance  raccogliendo gli avanzi dei materiali che ha portato a sue spese, con la sensazione crescente che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in questa non cultura. E, prendendo in prestito l’immagine di una campagna di sensibilizzazione sulle professioni artistiche  culturali, faccio questa domanda retorica: se un idraulico usa mezz’ora del suo tempo per ripararvi un tubo non vi verrebbe mai in mente di non pagarlo. Perché il tempo di uno scrittore o di un illustratore non hanno lo stesso valore? Analogamente, quando nella conversazione si dice: “io faccio lo scrittore per bambini…” La risposta più frequente o è:  “Che bello, mi regala un suo libro?”.

Vuole svelarci un altro suo bellissimo progetto che bolle in pentola?

Siamo partiti dalle coccole e allora rimaniamo in temi di sentimenti. Sono appena usciti due miei libri per bambini che hanno l’amore come protagonista: il divertente racconto “La pulce innamorata”, Zelig edizioni, e “Ma l’amore che cos’è?” (Il Gioco di leggere), una bambina che chiede a tutti quelli che conosce, la maestra e il papà, la baby sitter e persino il pesciolino rosso, che cos’è l’amore per lui. Fino ad arrivare, al termine della sua personale indagine, a dare la sua risposta. 

di Eleonora Pozzuoli

Chiamarlo amore non si può

27 Nov

Chiamarlo amore non si può, Casa editrice Mammeonline, 2013, antologia di 23 racconti di 23 scrittrici

Chiamarlo amore non si può, Casa editrice Mammeonline, 2013, antologia di 23 racconti di 23 scrittrici


In occasione dell’uscita del libro Chiamarlo amore non si può (editrice Mammeonline), 23 scrittrici per raccontare ai ragazzi la violenza sulle donne, ho rilasciato alcune interviste (RADIO MARCONI, RADIO MONTECARLO, RADIO LOMBARDIA…). Qui di seguito, invece, il link al servizio apparso sul Tg Gulp servizio sul Tg Gukp,

e l’articolo su Io e il mio bambino
Io e il mio bambino

AL TG5 PER PARLARE DI “IL PRIMO CONCERTO”

20 Set

Il primo concerto, Rue Ballu, 2013

Il primo concerto, Rue Ballu, 2013


Intervistata da Carlo Gallucci all’interno della rubrica del Tg5 “La lettura”, sul Il Primo concerto, Rue ballu edizioni
Intervista al Tg5, rubrica “La lettura”

Parlo un po’ di me

27 Ago

Intervistata da un co… Niglio! Per un ex Carotina come me è come finire nella bocca di un lupo! Ma il coniglietto del sito la Tana del Bianconiglio è stato molto gentile e mi ha fatto delle domande davvero carine. L’intervista è stata curata da Carlotta De Melas, una delle responsabili dell’omonima deliziosa libreria di Sanremo, che ha apprezzato molto il mio “Nei panni di una lontra”. L’intervista a questo link:

http://bianconigliosanremo.com/2013/08/26/niglio-incontra-la-scrittrice-fulvia-deglinnocenti/

I BAMBINI INTERVISTANO GLI SCRITTORI

16 Nov

Qual è il libro di cui sei più soddisfatta? Quanto tempo ci impieghi a scrivere un libro? Hai mai mai pianto quando hai scritto una storia? Sono alcune delle domande che i bambini di una seconda elementare di Corsico (Milano) mi avevano rivolto nel corso di una speciale intervista all’interno del progetto di laboratori di scrittura creativa La Grande fabbrica delle parole. Ora Terre di mezzo editore ha raccolto una serie di queste interviste in un libro, il cui ricavato servirà a finanziare il proseguio di questo progetto, che cerca di coinvolgere, a titolo gratuito, le scuole cosidette di “Frontiera”. Insieme alla mia intervista, quella a tanti scrittori per adulti come Silvia Ballestra, Alessandro Zaccuri, Fabio Geda, Gianni Biondillo, Susanna Bissoli, Paolo Cognetti, Gabriele Dadati, Giorgio Fontana, Federica Manzon, Marco Missiroli, Davide Musso.